Paola Rudan, Devi Sacchetto
Sciopero ora! È la parola d’ordine che risuona da sabato nella masseria Boncuri di Nardò, a pochi chilometri da Lecce. A gridarla da un megafono sono lavoratori africani giunti da varie parti d’Italia per la raccolta. Chiusa in fretta quella delle angurie, con il 60% del raccolto lasciato a marcire nei campi – complici le importazioni a prezzi stracciati da Grecia e Turchia – i migranti si sono riversati sui pomodori. Anche per questo il salario imposto dai caporali, tutti a loro volta africani, è ancora più basso dell’anno scorso: 3,5 euro per cassone di 100 chili per i pomodori grandi, 7 euro per il ciliegino. Sabato mattina, quando a questo si è aggiunta la richiesta di selezionare il prodotto sui campi prima di infilarlo nei cassoni, è partita spontanea la protesta. [...]
L'Italia, come altri paesi d'Europa e non solo (si pensi ai recenti scontri nel nordafrica), da qualche mese a questa parte è teatro di lotte sociali a cui non si assisteva da tempo, sia per numeri che per intensità.
Già due anni fa il movimento studentesco dell' »Onda Anomala« aveva coinvolto migliaia di studenti universitari contro l'ennesimo episodio di disinvestimento nei confronti dell'Università pubblica (i famigerati tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario presenti nel documento di programmazione economico-finanziaria estivo). Esso si unì alle più generali mobilitazioni del mondo della formazione che vedevano coinvolti studenti medi e insegnanti della scuola primaria e secondaria contro le riforme della scuola del Ministro Gelmini.
Esso però, non riuscendo ad intercettare un più generale malcontento della società (anche quello antigovernativo della sinistra »legalista«, nella veste del quotidiano La Repubblica, accompagnò solo i primi passi del movimento), rimase sostanzialmente isolato fino a spegnersi inesorabilmente con il calo fisiologico post-autunnale, ottenendo poco o nulla. [continua]
(Aprile 2009)
Se il buon giorno si vede dal mattino ci attendono senz'altro grandi cose. Già ora dal confronto con la grande depressione degli anni '30, la crisi in atto appare piuttosto promettente: nell'ultimo trimestre del 2008 il Pil americano è diminuito del 6.2 per cento su base annua, quello giapponese del 13.3 per cento, e quello dell'Unione Europea del 3.2 per cento. Considerando che nello medesimo periodo le spese reali per consumo negli Usa sono calate del 4.3 per cento e le spese reali del governo federale sono invece aumentate del 6.7 per cento, la riduzione negli investimenti reali in capitale fisso – per i quali non esistono ancora stime – deve essere stata superiore al 40 per cento. Una performance davvero notevole, se si pensa che nei primi tre mesi della grande depressione il calo del Pil americano fu del 5.5 per cento, meno forte di quello attuale malgrado il contributo anticiclico relativamente piccolo offerto dall'incremento delle spese federali (+4.2 per cento) e il relativamente grosso apporto prociclico del calo degli investimenti (-35.2 per cento).[1] Nonostante le diffuse speranze, non si è però ancora in grado di offrire ai supporters della depressione incipiente la certezza della conquista del titolo di maggiore crisi della storia con la vittoria nel grande match che si gioca contro gli anni '30; si può tuttavia essere già certi di avere incamerato il secondo posto di sempre poiché i primi dati garantiscono ormai del trionfo su tutte le crisi – robetta di poco conto – del dopoguerra, e specialmente sulle spocchiose crisi degli anni '70 e '80, che finora si ritenevano chissà che cosa.
[continua] (con update dal 28 Giugno 2009)
Stiamo entrando in una situazione storica mondiale nella quale tutti i meccanismi di scambio tra vita politica e vita socioeconomica sono disposti in modo nuovo. Per la mia generazione, questo sarà il secondo mutamento d'epoca dopo il periodo 1967-1973. Tutti i fatti e gli indicatori principali delle trascorse settimane suggeriscono l'inizio di una crisi economica mondiale che sorpassa sin da ora il livello raggiunto da quella del 1973 e dalle crisi intermedie del 1982 e del 1987. La crisi attuale si sta avvicinando alle dimensioni della crisi mondiale e della depressione che ne è seguita negli anni tra il 1929 e il 1938.
[continua]
L'isola di Lampedusa è diventata nel corso dell'ultimo decennio un luogo piuttosto conosciuto, non tanto per i suoi elementi naturalistici, quanto perché luogo di approdo di migranti senza documenti provenienti principalmente dall'Africa. I suoi seimila abitanti che vivono di turismo e pesca si sono cosí ritrovati mediaticamente sovraesposti, tanto che la Lega nord, il partito xenofobo attualmente al governo, ha fatto eleggere nelle sue liste Angela Maraventano ex-vicesindaco dell'isola.
[continua]
Loris Campetti, il manifesto del 05 Gennaio 2008 continua
di Maria Turchetto
La quarta di copertina dell'edizione francese di Empire recita: "un
tentativo di scrivere un nuovo 'Manifesto comunista' per il nostro tempo".
L'aspirazione è ribadita nell'elzeviro (chiamo "elzeviri"
i capitoletti in carattere corsivo disseminati nel testo) dedicato al tema
MANIFESTO POLITICO (pp. 73-76 nell'edizione italiana). Francamente, non
mi è del tutto chiaro perché Empire voglia appartenere
al genere "manifesto": di fatto, configura un nuovo genere, assai
più consono al nostro tempo. I "manifesti" - politici,
artistici, filosofici che siano - sono eminentemente sintetici, originali,
radicali. Empire è tutt'altro, anzi proprio l'opposto.
[continua]